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Scorcio panoramico di Arcola da Via Gaggiano con veduta della Torre pentagonale, della Chiesa di San Niccolò e del suo campanile.
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Sulle rovine dell'antico Castello feudale, per saggia tenace iniziativa del cav.
uff. Roberto Perroni, allora alla direzione del comune, nel 1884 venne costruito il nuovo Castello ad uso di palazzo comunale,
nello stesso stile elegante e severo del Medio Evo.
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All'entrata del palazzo è murata una lapide, mezza cancellata e poco
intelligibile, che però lascia scorgere dalle cifre la data 1350; vi si vedono pure
oscuramente gli stemmi di Genova, Luni ed Arcola; i due ultimi sono quasi cancellati.
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A lato della Torre Pentagonale resiste al tempo una misura da vino
Genovese del 1601 su cui si legge ancora perfettamente la la seguente frase:
"MEZA BARRILE DA VINO DI GENOVA DE PINTE TRENTANOVE DEL ANO 1601"
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All'estremità occidentale del castello s'erge imponente nella
sua grigia mole, la Torre Pentagonale, alta venticinque metri e di
altrettanti di perimetro, restaurata dall'illustre architetto di origini portoghesi naturalizzato italiano, che molto ebbe a cuore l'architettura del nostro Paese:
Alfredo Cesare Reis Freira de Andrade, conosciuto anche semplicemente come Alfredo d'Andrade (Lisbona, 26 agosto 1839 - Genova, 30 novembre 1915), che la fece dichiarare monumento storico e che, nuovamente
restaurata in tempi recenti, è stata resa visitabile. Per le
visite occorre rivolgersi all'Ufficio della Pro Loco di Arcola sita in
località "Ponte di Arcola" in Via Luigi Valentini, 197 19021
Arcola SP tel.: (+39)0187 986559.
Durante l'ultimo
restauro la Torre Pentagonale è stata purtroppo privata di un
simbolo che, in tempi
non lontani, contraddistingueva il carattere ormai volto alla pace
della sua maestosa costruzione: sorgeva infatti sulla sua
sommità un rigoglioso albero di olivo, nato spontaneamente, che
affondava le sue radici tra le pietre della torre stessa. Una volta
sradicato, non è più stato ricollocato, neppure in vaso.
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Caratteristica peculiare dei
due edifici, Torre e Castello, più unica che rara in
Italia, sono i merli Guelfi della torre che si contrappongono a
quelli Ghibellini del castello. Diatriba
familiare o errore di ristrutturazione?
Il Castello doveva
poi essere tutt'intorno protetto da mura e circondato da fossati, come
dimostrano tutt'oggi le tracce ancora esistenti.
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La
torre sorge da un ampia base gradinata, a muri pieni, in conci di
media grandezza, cementati in calce mista a coccio tritato, secondo una
tecnica basso-romana andata generalmente in disuso nel secolo X, con
scarse luci e con la porta soprelevata sul piano di base. (alla quale
si accedeva mediante una scala mobile).
La torre ha pagine di
storia da raccontare, episodi di guerra, pagine
eroiche raccolte in polverosi volumi che i suoi merli sbrecciati rievocano.
Nella fantasia d'uno scrittore romantico questa torre, che si slancia
ardita nei cieli, può sembrare la sentinella vigile che vegliava un giorno sui tetti neri ed affumicati delle case
accerchiatesi strettamente intorno ad essa come in cerca di protezione e di aiuto, scrutando assiduamente giù nella valle, per i
campi, che la folta vegetazione rende ancora più lontano,
verso Luni, verso la Toscana, per scoprire gli agguati dei soldati di Castruccio Castracani, che, inebriati dalla vittoria riportata sui
Guelfi, tentano l'assalto ai castelli liguri, o può raffigurare il fantasma del guerriero
che, nella notte silenziosa e buia, desta il popolo dormiente, additando laggiù, alle falde
dei monti liguri, scoscesi e dirupati, sui fianchi insidiosi dei contrafforti, avanzare minaccioso e terribile
l'esercito dei Genovesi, pronti alla conquista.
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