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Arcola - un paese medievale - una storia millenaria
(Antonio Ivani - Luca Cantile - Ippolito Landinelli).
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 scorcio panoramico di Arcola con veduta del Castello, della Torre pentagonale e del campanile della Chiesa di San Niccolo
Arcola paese: l'austera mole del Castello e la sua Torre pentagonale sovrastano l'abitato mentre al centro dell'immagine svetta il campanile della Chiesa di San Niccolò.
L'origine di Arcola è oscura e diverse sono le opinioni: gli storici Antonio Ivani e Ippolito Landinelli asseriscono che Arcola ebbe la sua origine dagli Erculei che furono mandati a Luni, dalla colonia Romana.

arcola-sotto-la-neve-il-castello-e-la-torre-pentagonale-il-campanile-di-san-niccolo Antonio Maria Visdomini, signore e insigne poeta di Arcola, nei suoi versi latini la finge derivata da Ercole, figlio di Anfitrione. Altri la dicono denominata Arcula (piccola rocca); ed altri ancora opinano che il nome derivi dalla sua posizione, circondata, come essa è, da colline formanti un arco tutt'intorno.

Il biografo pavese Luca Cantile conviene che Arcola abbia avuto origine da Luni, perchè abitata dalle stesse famiglie lunensi. Essa fu, prima delle altre, tra le borgate che sorsero insieme ad Ameglia e Castelnuovo Magra per necessità di sfuggire alla malaria di Luni, ma, quando Luni venne saccheggiata dai Normanni (856 E.V.), non si seppe più nulla di preciso sulla storia di Arcola nè dei Castellani che la signoreggiarono.

Il cardinale Pietro Maffi, Arcivescovo di Pisa, nel suo discorso recitato in occasione dell'Incoronazione della Madonna stampato a La Spezia dalla Tipografia Moderna nel 1910, cita:

<Terra invidiabile la vostra e benedetta, o Arcolani, alla quale sorrise natura, disse lodi la storia, tant'anima diè la fede, e nova corona reca oggi Maria!. Qui la zolla fertile e la roccia verdeggiano di ulivi e di castagni e di vigneti, e nei campi ad aiola digradanti, si colorano di spighe e di fiori, qui l'incurvarsi ad arco delle colline, che alla vostra guardano e la circondano amiche e sorelle, di qui un panorama di città e paesi, di monti e di pianure, di fiumi, di lidi, di mare, di cielo che è sempre un incanto! E allora che meraviglia se fama canta che qui salirono antiche genti, se qui prospera continuò la vita e crebbe quando pure Luni in polvere si sciolse e sprofondò nel suolo, se il dominio se ne contesero principi e repubbliche e a tutela sorsero le mura e la torre pentagonale e il superbo castello! Il nome stesso di Arcola e le interpretazioni varie e di vario valore che se ne danno... tutto dice qui una bellezza, che profuse natura unanimi ed incessanti fecero più splendida la storia e l'arte. E, simili a se, produsse gli abitator la terra diletta.. >


il-castrum-di-arcola-si-puo-notare-la-anomala-presenza-di-merli-guelfi-sulla-torre-e-merli-ghibellini-sul-castelloIl Castello di Arcola fu una delle più potenti creazioni feudali dell'alto Medio Evo, sede e propugnacolo delle prime diramazioni del ceppo Obertengo, specie di quella che più particolarmente esercitò le funzioni navali della Marca Ligure-Orientale, il ramo cioè dei marchesi di  Massa e Corsica che, per tutto il secolo XI, vediamo frequentemente datare i loro atti 'in curte' od 'in castro Arcule' ed il cui capostipite, il marchese Azzo Adalberto II conquistatore della Corsica, nel 1083 dispose che una porzione dei suoi beni in Arcola andassero a dotare l'abbazia di Santa Maria di Castiglione, nel Piacentino, da lui fondata.

Tuttavia questa Casata non ebbe il dominio esclusivo della rocca e del suo distretto; vi parteciparono altri soggetti delle linee collaterali degli Obertenghi: cosi troviamo Arcola nel 1050, nell'atto di elargire all'Abbazia di S. Venerio del Tino alcuni beni. Quel marchese Azzo-Adalberto II, conte di Luni, vissuto per più di cent'anni, mediante due matrimoni principeschi divenne il capostipite di diverse case sovrane d'Europa: gli Estensi, i Braunsweig-Baviera, gli Hannover ed altre.

Secondo un processo generale, l'autorità ed i poteri della Marca si frazionarono e di dissolsero nelle conserterie gentilizie dei feudatari minori dopo che fu stabilita a favore di questi l'ereditarietà dei feudi: conosciamo pertanto un gruppo di signori d'Arcola dei quali non è facile stabilire la provenienza e la genealogia; parteciparono a questo consorzio antichi vassalli dei marchesi di Massa e Corsica, gli Estensi, 'domini' di Vezzano coi quali i signori d'Arcola ebbero in comune la padronanza della Lerici pregenovese, forse gli Oldoberti di Pontremoli e certamente dei signori della Corvaia e Vallecchia nella Versilia, alcuni rami dei quali, come vicedomini del vescovi di Luni, tennero il prossimo castello di Trebiano.

Il reazionario tentativo dei Malaspina di reintegrare l'antico predio famigliare e gli storici diritti sovrani della Marca Obertenga in Arcola, come in tutto il resto della Lunigiana, provocò la ribellione del comune locale: volontariamente gli Arcolani, militi e popolo, acquistarono nel borghesatico sarzanese, andando in massa a popolare i borghi nuovi di quella città e vendendo ai Sarzanesi, che ne presero possesso, il proprio territorio comunale nella sua integrità: dal fiume Magra alla spiaggia di S. Bartolomeo ed al Muggiano sulla costa tra Lerici e La Spezia e la stessa rocca degli Obertenghi.

Il comune Genovese che però, sullo scorcio del secolo XII, aveva già debellato in campo aperto i Malaspina ed i baroni della Riviera di Lunigiana loro alleati, ormai padroni di Porto Venere e in procinto di togliere ai pisani Lerici, assediò e prese Arcola nell'anno stesso dell'esodo degli Arcolani a Sarzana; perdutala di nuovo in seguito, la riebbe nel 1278, facendone regolare acquisto dai marchesi Manfredo e Francesco Malaspina.



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