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L'origine
di Arcola è oscura e diverse sono le opinioni:
gli storici Antonio Ivani e Ippolito Landinelli asseriscono che
Arcola ebbe la sua origine dagli Erculei che furono mandati a Luni,
dalla colonia Romana.
Antonio
Maria Visdomini, signore e insigne poeta
di Arcola, nei suoi versi latini la finge derivata da Ercole, figlio di
Anfitrione. Altri la dicono denominata Arcula (piccola rocca); ed altri
ancora opinano che il nome derivi dalla sua posizione, circondata, come
essa è, da colline formanti un arco tutt'intorno.
Il
biografo pavese Luca Cantile conviene che Arcola abbia avuto origine da
Luni, perchè abitata dalle stesse famiglie lunensi. Essa fu,
prima delle altre, tra le borgate che sorsero insieme ad Ameglia e
Castelnuovo Magra per necessità di sfuggire alla malaria di
Luni, ma, quando Luni venne saccheggiata dai Normanni (856 E.V.), non si
seppe più nulla di preciso sulla storia di Arcola nè dei
Castellani che la signoreggiarono.
Il
cardinale Pietro Maffi, Arcivescovo di Pisa, nel suo discorso
recitato in occasione dell'Incoronazione della Madonna stampato a La
Spezia dalla Tipografia Moderna nel 1910, cita:
<Terra invidiabile la vostra e
benedetta, o Arcolani, alla quale
sorrise natura, disse lodi la storia, tant'anima diè la
fede, e nova corona reca oggi Maria!. Qui la zolla
fertile e la roccia verdeggiano di ulivi e di castagni e
di vigneti, e nei campi ad aiola digradanti, si colorano di spighe e di
fiori, qui l'incurvarsi ad arco delle colline, che alla vostra guardano e la
circondano amiche e sorelle, di qui un
panorama di città e paesi, di monti e di pianure,
di fiumi, di lidi, di mare, di cielo che è sempre un
incanto! E allora che meraviglia se fama canta che qui salirono antiche genti,
se qui prospera continuò la vita e crebbe quando pure Luni
in polvere si sciolse e sprofondò nel suolo, se il dominio se ne
contesero principi e repubbliche e a tutela sorsero le mura e la torre
pentagonale e il superbo castello! Il nome
stesso di Arcola e le interpretazioni varie e di vario valore
che se ne danno... tutto dice qui una bellezza, che profuse natura
unanimi ed incessanti fecero più splendida la storia e
l'arte. E, simili a se, produsse gli abitator la terra diletta.. >
Il
Castello di Arcola fu una delle più potenti creazioni
feudali dell'alto Medio Evo, sede e propugnacolo delle prime
diramazioni del ceppo Obertengo, specie di quella che più
particolarmente esercitò le funzioni navali della Marca
Ligure-Orientale, il ramo cioè dei marchesi di Massa e
Corsica che, per tutto il secolo XI, vediamo frequentemente datare i
loro atti 'in curte' od 'in castro Arcule' ed il cui capostipite, il
marchese Azzo Adalberto II conquistatore della Corsica, nel 1083
dispose che una porzione dei suoi beni in Arcola andassero a dotare l'abbazia
di Santa Maria di Castiglione, nel Piacentino, da lui fondata.
Tuttavia questa
Casata non ebbe il dominio esclusivo della rocca e del suo distretto;
vi parteciparono altri soggetti delle linee collaterali degli Obertenghi:
cosi troviamo Arcola nel 1050, nell'atto di elargire all'Abbazia di S.
Venerio del Tino alcuni beni. Quel marchese Azzo-Adalberto II, conte di
Luni, vissuto per più di cent'anni, mediante due
matrimoni principeschi divenne il capostipite di diverse case sovrane
d'Europa: gli Estensi, i Braunsweig-Baviera, gli Hannover ed altre.
Secondo un processo
generale, l'autorità ed i poteri della Marca
si frazionarono e di dissolsero nelle conserterie gentilizie dei
feudatari minori dopo che fu stabilita a favore di questi
l'ereditarietà dei feudi: conosciamo pertanto un gruppo di
signori d'Arcola dei quali non è facile stabilire la
provenienza e la genealogia; parteciparono a questo consorzio antichi
vassalli dei marchesi di Massa e Corsica, gli Estensi, 'domini' di
Vezzano coi quali i signori d'Arcola ebbero in comune la padronanza della
Lerici pregenovese, forse gli Oldoberti di Pontremoli e certamente
dei signori della Corvaia e Vallecchia nella Versilia, alcuni rami dei
quali, come vicedomini del vescovi di Luni, tennero il prossimo
castello di Trebiano.
Il reazionario
tentativo dei Malaspina di reintegrare l'antico predio
famigliare e gli storici diritti sovrani della Marca Obertenga in
Arcola, come in tutto il resto della Lunigiana, provocò la ribellione
del comune locale: volontariamente gli Arcolani, militi e popolo,
acquistarono nel borghesatico sarzanese, andando in massa a popolare i
borghi nuovi di quella città e vendendo ai Sarzanesi, che ne presero
possesso, il proprio territorio comunale nella sua integrità:
dal fiume Magra alla spiaggia di S. Bartolomeo ed al Muggiano sulla costa
tra Lerici e La Spezia e la stessa rocca degli Obertenghi.
Il comune Genovese che
però, sullo scorcio del secolo XII, aveva
già debellato in campo aperto i Malaspina ed i baroni della
Riviera di Lunigiana loro alleati, ormai padroni di Porto Venere e
in procinto di togliere ai pisani Lerici, assediò
e prese Arcola nell'anno stesso dell'esodo degli
Arcolani a Sarzana; perdutala di nuovo in seguito, la riebbe
nel 1278, facendone regolare acquisto dai marchesi Manfredo e Francesco
Malaspina.
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